Il mostro si sgretola

Il mostro si sgretola

Consiglio di leggerlo, a chi lo farà, ascoltando questa canzone http://www.youtube.com/watch?v=Jg4YjAGwITY il cui testo è a destra e che mi ha ispirato questa specie di racconto.

Buona lettura :)

Trema qui di fronte a me,

stringe i pugni per non piangere.

Chiude gli occhi e pensa che sia solo un incubo distante.

Finge di essere così dura, forte, senza lacrime,

ma io so che è fragile e per questo lei odia me.

Alice si sedette sul sofà in silenzio. Teneva lo sguardo basso sulle sue mani che a stento rimanevano ferme. Avrei voluto abbracciarla, ma non riuscivo a staccarmi dalla sedia. Non ricordavo nemmeno più perché ci trovassimo così, muti l’uno di fronte all’altra in attesa che qualcosa accadesse.

Strinse i pugni e in un attimo inchiodò i suoi occhi nei miei; erano ardenti come sempre. Ma non di passione, bensì di rabbia. Rabbia e delusione. Sembrava volesse dire qualcosa, ma le lacrime stavano per irrompere sul suo volto, così chiuse le palpebre e alzò lo sguardo al soffitto.

Nella mia testa la sua voce delicata continuava a ripetermi le parole di tanti anni prima, quando stesi sullo stesso divano dove lei in quel momento sedeva immobile, mi spiegò cosa fossi io per lei. Anche allora i suoi occhi erano lucidi, ma per un’altra emozione, la gioia di avermi accanto mista alla paura di perdermi. Mi aveva pregato di non lasciarla mai, perché era nulla senza me, fragile, indifesa. E io gliel’avevo promesso che sarei sempre stato lì per lei, che mai l’avrei abbandonata.

Ma quel giorno lo stavo facendo. E lei mi odiava, perché avevo tradito la promessa, perché dalla sua pelle affiorava quella fragilità che aveva sempre cercato di nascondere; ma il suo corpo la tradiva

Schiantami addosso sorrisi di vetro,

raschiami al volto e se ne vuoi ancora,

con lame d’argento abbatti il mio corpo..

Il mostro si sgretola

Io ero ancora fermo. Ascoltavo la sua furia. Pezzo dopo pezzo, le sue parole distruggevano una parte di me. Con uno scatto si era alzata, sul volto aveva un sorriso vitreo, malinconico. Come se stesse ricordando qualcosa che sapeva con certezza non sarebbe tornato mai più. Di riflesso mi alzai anch’io; feci qualche passo verso lei. Poggiò la mano fredda sul mio braccio per allontanarmi. Era una lama d’argento che infliggeva un’altra ferita su di me. Ecco che un’altra parte della mia armatura cadeva al suolo. Ero sempre meno capace di lottare, sempre più pronto ad arrendermi.

Gravitano intorno a lei,

pianeti oscuri che conquisterà

per poi farne casa se,

se non troverà un altro me.

Finge di essere così dura, forte, senza nome,

ma io so che è fragile e per questo lei odia me..

Con le dita tamburellava insistentemente sul piano. Lo suonava quando era pensierosa, per distendersi. Adagiava i pensieri sui tasti e li accordava in meravigliose melodie. Io di solito la ascoltavo dall’altra stanza, non sopportava di avere anche un solo spettatore. In rare occasioni mi concedeva di sedere accanto a lei; ma non mi guardava mai, osservava solo i suoi pensieri trasformarsi in note. Fissavo le dita lunghe e rapide correre da un tasto all’altro, quelle dita che mi avevano sfiorato, accarezzato, stretto, e che quel pomeriggio invece segnavano le distanze tra noi.

Per un attimo pensai che si sarebbe seduta e avrebbe suonato. Ma i pensieri erano troppo oscuri perché potesse suonarli. Li percepivo girarle intorno come pianeti e lei si sforzava di contrastarli affinché non si impossessassero della sua mente. Ci sarebbe riuscita. Una volta andatomene, li avrebbe sottomessi al suo volere, li avrebbe controllati. In quel momento però, non ne era in grado. Le sue difese erano basse, e quanto più io la vedevo in tutta la sua trasparenza, tanto più voleva celarla, e tanto più mi odiava.

Schiantami addosso sorrisi di vetro,

raschiami al volto e se ne vuoi ancora,

con lame d’argento abbatti il mio corpo..

Il mostro si sgretola..

Schiantami addosso sorrisi di vetro,

raschiami al volto e se ne vuoi ancora,

con lame d’argento abbatti il mio corpo..

Il mostro si sgretola..

Esplose. Tutto ciò che teneva dentro si schiantò sul mio corpo. Le lacrime scivolavano in piena sulle sue guance. Mi venne incontro e batteva violentemente le mani sul mio petto, a volermi annientare. Di nuovo ero immobile sotto i suoi colpi, potevo solo incassarli. Urlava, mi tempestava di domande. Mi supplicava di rimanere e poi sperava che me ne andassi. Intanto le sue lame erano sempre più avide di fronte a un corpo inerte. Non potevo crollare proprio in quel momento, ma tutti i miei sforzi erano diventati inutili. Con un braccio le bloccai le mani prima che colpissero ancora. Alice sollevò lo sguardo. Gli occhi erano rossi, stanchi. Ebbe ancora un sussulto, poi pianse lacrime calde. Calde come le mie che cominciavano a cadere, portando con loro l’ultimo brandello della mia corazza. Poi poggiò la testa sul mio petto.

Potevamo guardarci entrambi dentro.

Continuammo a piangere in silenzio, abbracciati.

Mi vedi ora?

Mi vedi ora?

Mi vedi ora?

Mi vedi..

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