Il temporale all’orizzonte minacciava la costa del suo arrivo. Il cielo era di un blu intenso e profondo e ogni tanto i lampi ne aprivano un varco arancione che durava qualche millesimo di secondo. Karen spense la sigaretta nella sabbia e si portò le gambe al petto. La prima sigaretta da ventenne, pensò. Dietro di lei, attorno al fuoco spento, dormivano i suoi amici e probabilmente qualche sconosciuto attirato dalla musica e dal falò. La sua festa ormai era diventata una specie di rito, un modo per salutare l’estate. Che poi in realtà, l’estate finiva davvero quel giorno. 23 settembre, equinozio d’autunno. Così da pochi anni era cominciata quella tradizione: nel tardo pomeriggio, Karen e qualche amico arrivavano sulla spiaggia carichi di roba da mangiare e da bere; poco dopo li raggiungeva Davide con la strumentazione e la ragazza di turno. Quell’anno era Eleonora. Ogni volta giurava che sarebbe stato per sempre, ogni volta cambiava idea.
Alle dieci, quando tutto era pronto, la gente cominciava a venire e allo stesso tempo la musica si faceva più alta.
Karen osservava i volti assopiti, arrossati dal fuoco e da qualche birra in più; molti di quelli li aveva visti cambiare insieme a lei, altri si aggiungevano di anno in anno, e la cosa non le dispiaceva. Vittoria scivolò silenziosa al suo fianco. Sulle spalle portava ancora il telo, convinta per tutta la serata di essere un’eroina facendo divertire un po’ tutti. Vittoria, la sua amica di sempre. Non si conoscevano dall’infanzia, non erano “amiche di sempre” in quel senso; semplicemente Vittoria l’aveva fermata un giorno nei corridoi del loro liceo. Con la sua solita schiettezza aveva detto qualcosa tipo “per piacere, aiutami ad attaccare questi volantini ché da sola non ci riesco” e Karen, colpita da quella richiesta improvvisa, la aiutò. Ci volle un po’ di tempo prima che diventassero davvero amiche, ma poi era chiaro che l’amicizia sarebbe andata avanti per sempre. Era quello il senso.
«A che pensi?» chiese Vittoria.
«A tutto» rispose Karen.
«Wow. E cosa c’è in questo tutto?»
«Tutto. Ci sei tu, ci sono io. C’è il cielo, il temporale in arrivo, il mare immenso. Ci sono tutti loro che dormono. C’è mia sorella che dorme anche lei, nel suo letto. Ma so bene che sta già aspettando che ritorni per raccontarle la serata»
Le due ragazze fissarono il vuoto per qualche secondo, ognuna persa nei propri pensieri.
«E poi ci sono i tuoi vent’anni» riprese Vittoria, dandole una leggera spallata.
«Sì. E poi ci sono i miei vent’anni, tondi tondi» Karen sorrideva, un sorriso un po’ incerto.
«Ti spaventano?»
«Ancora, sì. È più forte di me, non riesco a farne a meno. Però dura solo un giorno, questo giorno. È come se ogni volta che compio gli anni, mi arrivi un pacco posta direttamente dal cielo e cada dritto dritto sulle spalle. È pesante, grosso e tutto bianco. Nelle ore in cui lo porto sulla schiena, solo in quelle, sento tutta la sua enorme massa che mi schiaccia; e ovviamente di anno in anno è sempre più pesante. Ed ho paura di non riuscire a reggerlo questo fardello. O forse ho paura di non riuscire a reggere lo scorrere del tempo. Troppo rapido per me, per i miei ritmi. Di conseguenza sono costretta ad aggrapparmi ai secondi per non perderli, a scattare mille foto per gustare più a lungo il sapore di quel momento, a cantare vecchie canzoni per non dimenticare gli anni passati..»
«A conservare la collezione delle barbie nella tua cameretta per sentirti ancora piccola» la interruppe Vittoria, pensando alle bambole dell’amica disposte tutte in fila sulla mensola della sua stanza, di fronte al letto.
Karen sorrise poggiando la testa tra le ginocchia, poi riprese «Sì, devo fare anche quello. La mia infanzia è una fra le cose più care che ho e mi riesce molto difficile staccarmene»
Cadde un breve attimo di silenzio. Le onde avevano cominciato a lambire la sabbia con più insistenza, ma erano ancora silenziose. Intanto le nuvole rigonfie avevano occupato il cielo e ora sgomitavano tra loro cercando di farsi spazio.
«Secondo me esageri» disse Vittoria «Voglio dire, dopotutto non hai mica 60 anni. Ne hai molto meno della metà. Hai tutto il tempo per fare ciò che desideri. Puoi continuare ad essere piccola, e piano piano, imparare a crescere. Stai vivendo, stiamo vivendo, questi anni nel modo giusto. Pensare al tempo che passa serve solo a farti fare le cose più in fretta, ed è sbagliato, perché è così che non godi ogni momento della tua vita. Hai solo 20 anni, sei ancora piccola» e sorrise come al suo solito. Un sorriso troppo irresistibile per non riuscire a far stare meglio Karen, la quale capì che in fondo la sua amica aveva ragione.
«Mmm giusto. In fin dei conti, se ti obbligo ancora a spazzolare i capelli delle mie barbie, ci dev’essere un motivo» fece una linguaccia; Vittoria sbuffò scherzosamente, fingendo di essere stanca di quella storia.
«Ma ragazzi! qui piove!» esclamò Eleonora facendo capolino da sotto il telo.
Karen e Vittoria alzarono istintivamente lo sguardo e distesero le mani al cielo. Piccole gocce caddero delicatamente sulla pelle. Tutti gli amici si svegliarono con le facce imbronciate dal sonno, un po’ imbambolati. Poi la pioggia, quasi per destarli meglio, cominciò a picchiare forte sulla sabbia e sulla loro roba. Allora si alzarono velocemente raccogliendo il più in fretta possibile i loro zaini.
«Karen, guarda che ha combinato il tuo compleanno!» urlò Davide mentre si portava dietro le casse.
Con i capelli bagnati attaccati al viso, corse con gli altri verso la macchina. Arrivata al marciapiede, si rigirò a guardare il mare agitato e un sole quasi inesistente, appena spuntato. Pensò che l’estate era stata puntuale nel fare le valigie e lasciare il posto alla prossima stagione. Così come lei si riscoprì “puntuale” a vivere la sua vita, senza correre né trascinarsi. Salutò con un ultimo sorriso quella spiaggia un po’ triste.
«Ma che dici, è solo che quest’anno l’autunno ha voluto un’entrata trionfale!» replicò a Davide. Poi marciò serena verso i suoi vent’anni.
dic22