Istantanee

Istantanee

Ballavano soli nella soffitta. La solita penombra nella stanza. Ellen teneva la guancia poggiata sul suo petto e sorrideva, un po’ imbarazzata, un po’ sorpresa. Adam la cingeva per i fianchi, era molto sciolto nell’ondeggiare a ritmo di musica. Su quel disco c’era solo quella canzone, che lui amava. Per questo di tanto in tanto l’ascoltava e ri-ascoltava di continuo. Mentre giravano, fingeva di canticchiare il testo che, nonostante tutto, non conosceva. Era convinto che se avesse imparato le parole, l’intera canzone avrebbe perso tutto il senso di meraviglia che si portava dietro ogni volta. Quel pomeriggio erano seduti vicino alla finestra, a guardare le nuvole grigie cariche di pioggia; poi di scatto Adam si alzò dirigendosi verso lo stereo, lo accese, e tornò da Ellen. La sollevò dal pavimento e cominciarono a ballare. Seguivano sempre lo stesso movimento circolare, senza mai cambiare il ritmo. Ellen non smetteva di sorridere e una sensazione di sicurezza la pervase. Sicurezza dettata sia da Adam, sia dalla soffitta, che era come un mondo a sé. Alzò gli occhi verso il suo sguardo e si sentì incredibilmente piccola. Adam le lasciò una mano facendola volteggiare su sé stessa, con aria da perfetto gentiluomo. Lei, di tutta risposta sollevò le punte dei piedi e, dopo il delicato giro, ritornò a stringersi tra le sue braccia. Poi, ancora in punta di piedi, gli rubò un piccolo bacio sulle labbra e infine ripoggiò la testa al petto. Sentiva il battito del suo cuore, calmo come il corpo che lo ospitava. Adam nel frattempo socchiuse gli occhi e respirò l’intenso profumo dei suoi capelli. Mai ne aveva sentito uno così strano: sapeva di terra umida, fresca; e ogni volta si figurava i campi o i prati che potevano avere quell’odore. Forse, pensava, Ellen portava con sé il profumo del suo paese, di cui mai niente aveva saputo. O forse era l’odore di tutte le strade che aveva attraversato per raggiungere la sua città, per raggiungere lui. La canzone era ormai finita, si sentiva solo il ronzio del disco che girava invano nello stereo. I due ora seguivano il ritmo scandito dalla pioggia che da poco aveva cominciato la sua caduta. Dopo un po’ Adam strinse più forte i fianchi di Ellen fino a fermare il movimento. Rimasero un po’ così, al centro della camera, a fissarsi negli occhi. Adam, ritornando in sé, abbandonò i suoi fianchi e le fece un inchino. Ellen ricambiò il gesto incrociando le gambe e piegandosi leggermente. Entrambi cominciarono a ridere per la surrealità del momento, così tornarono a sedersi sotto la finestra, a guardare la pioggia scendere senza che potesse sfiorarli.

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